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OMEGNA - 14-06-2022 -- Più civici, meno politici. È questo il dato numerico, al di là dell’astensionismo (che pure in parte lo spiega), che esce dalle urne di Omegna. Il primo turno delle elezioni comunali si chiude con il rinvio al ballottaggio centrodestra-centrosinistra tra il sindaco uscente Paolo Marchioni e lo sfidante Alberto Soressi.
Il primo dato che balza agli occhi è il disinteresse degli omegnesi per chi dovrà amministrarli nei prossimi cinque anni. Il 44,78% di votanti, un numero -per la prima volta nella storia- inferiore al 50%, è di quasi 10 punti al di sotto della cifra di cinque anni fa (54,29%). In termini assoluti s’è passati da 7.131 aventi diritto che si sono recati ai seggi, a 5.844. In 7.207 domenica hanno preferito starsene a casa o andare a farsi una scampagnata.
È un dato che fa riflettere e che si riverbera negli esiti dello scrutinio. Daniele Berio, candidato sindaco di “Omegna si cambia”, si presentava, in continuità con quanto fatto da Mauro Empolesi nel 2017, con un progetto civico, slegato dai partiti e incentrato sulla volontà di cambiamento. È stato premiato perché, pur non accedendo al ballottaggio, ha incrementato i suoi voti. E non in termini percentuali, che è un fatto relativo alla luce della scarsa affluenza, ma assoluti. Cinque anni fa Empolesi raccolse 1.102 preferenze, salite a 1.280 con Berio. Omegna si cambia è cresciuta, dunque, di 178 voti, del 16,15%.
Lo stesso non si può dire degli esponenti di centrodestra e centrosinistra. Nel paragone con se stesso, Marchioni è calato di 491 voti (-18,42%), passando da 2.665 a 2.174. Soressi, che di preferenze al primo turno ne ha incassate 1.895, ha fatto peggio di Maurizio Frisone che, nel 2017, ne prese 2.045. Il suo calo è del 7,33%, ma va tenuto conto che allora la sinistra radicale non correva col Pd. Se si sommano le preferenze di Mimma Moscatiello (221 cinque anni fa), il conto sale e la diminuzione s’assesta al 16,37%, leggermente meglio di Marchioni.
Si può affermare che la disaffezione omegnese sia stata soprattutto per i grandi partiti, mentre il corpo elettorale ha apprezzato l’impegno civico, facendo di Berio il perdente di successo di questa tornata, che avrà un epilogo al ballottaggio, dove tutto davvero può ancora accadere.
Un’ultima analisi la meritano le liste di partito. Omegna si cambia è, col 23,11%, il primo partito di Omegna. Il Pd, che è il secondo con il 18,54%, è in netto calo rispetto al 2017 (19,93%), più di quanto possa apparire dal raffronto percentuale. I dem sono, infatti, scesi da 1.264 a 972 voti (-23,10%). Peggio ha fatto la Lega, il cui 14,09% (16,12% cinque anni fa) è, in termini assoluti, inferiore del 27,69%, essendo le preferenze calate da 1.022 a 739. In controtendenza, come in tutta Italia, Fratelli d’Italia, terzo partito omegnese col 10,89% (era al 7,87%), che ha guadagnato 72 voti (+14,42%) nonostante si sia spaccato alla vigilia delle elezioni e i vertici uscenti del circolo si siano dissociati.


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