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GRAVELLONA T. – 04.04.2015 – Mercatone Uno come l’Ilva di Taranto. È la legge Marzano la via d’uscita per togliere dall’impasse il gruppo di Imola che ha sei filiali tra Vco (Gravellona e Crevola) e Novarese (Pombia, Caltignaga, Trecate e Romagnano). Superato il lungo weekend di Pasqua il governo dovrebbe firmare il decreto che dà il via alla ristrutturazione straordinaria del gruppo attraverso tre commissari nominati dal ministero dello Sviluppo economico, come accaduto per l’azienda siderurgica. In questo modo si potrebbe ripartire e gestire la crisi che finora ha partorito il progetto di chiusura di 34 punti vendita su 72 (e due nel Novarese: Pombia e Romagnano) e il potenziale licenziamento di 1.200 dipendenti.

La legge Marzano nacque nel 2004 su iniziativa dell’allora ministro del governo Berlusconi. È studiata per quelle grandi aziende che sono in stato di insolvenza, che hanno più di 500 dipendenti e non meno di 300 milioni di euro di debiti. Prevede che, accettata la procedura, il ministero metta al timone dell’azienda una gestione commissariale alla quale vengano concessi 180 giorni di tempo, più un’altra eventuale proroga di 90, per proporre un piano di ristrutturazione.

La crisi di Mercatone Uno, che ha quattromila dipendenti circa in tutta Italia e un debito che s’aggira sui 400 milioni di euro a fronte di un fatturato sceso al di sotto dei 500, rientrano nei parametri della legge Marzano. La società è anche insolvente, dal momento che a gennaio ha presentato al tribunale di Bologna una proposta di concordato in bianco che ha avviato l’iter pre-fallimentare. Il tribunale ha già fissato al 18 maggio la data dell’udienza fallimentare. La proprietà, che fa capo al fondatore Romano Cenni, ha sperato che in queste settimane si presentasse un’acquirente. S’è parlato di due potenziali compratori stranieri, Conforama e Kingfisher, ma non sono state presentate offerte concrete.

Con il fallimento alle porte e quattromila dipendenti a rischio Mercatone Uno può appigliarsi solo al commissario. Come l’Ilva di Taranto, che senza l’intervento del governo avrebbe chiuso da tempo.

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