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polizia conferenza stampa capretti
GRAVELLONA T. – 03.04.2015 – Erano nascosti nel Milanese, pronti per essere macellati e per finire sulle tavole pasquali di qualche famiglia lombarda. Ieri la squadra Mobile di Vebania in collaborazione con la polizia provinciale del Vco ha ritrovato e restituito al proprietario 31 tra capre e capretti rubati la notte del 23 marzo dal casolare gavellonese dell’allevatore Silvio Lomazzi.

I capi si trovavano in un terreno di proprietà di S.R., pastore di nazionalità romena residente a Casciago, nel Varesotto, che è stato denunciato per furto aggravato. È stato egli stesso, sollecitato dalla polizia che ne ha perquisito la stalla, a condurli nel luogo dove erano stati nascosti.

A lui le forze dell’ordine sono arrivate rintracciando il furgone utilizzato per il furto. La Scientifica ha infatti trovato sul posto resti di una paglia diversa da quella impiegata da Lomazzi, proveniente necessariamente da un veicolo estraneo.

Scrutando le immagini delle telecamere di sicurezza dei comuni vicini è stato selezionato un certo numero di furgoni e camion che, per dimensioni e orari di transito, avrebbero potuto trasportare i capretti. Controlli incrociati hanno ridotto i sospetti finché l’attenzione s’è fermata sul Renault Traffic bianco di proprietà di S.R., che ha precedenti penali per furto di bestiame e macellazione abusiva e che è conosciuto in Ossola.

Mobile e polizia provinciale hanno condotto numerosi appostamenti e ieri, quando il sostituto procuratore Fabrizio Argentieri ha autorizzato i decreti di perquisizione, hanno stretto i tempi per evitare che gli animali fossero macellati per Pasqua.

Nonostante fossero stati rimossi i segni identificativi all’orecchio, i capretti sono stati riconosciuti per via dell’incisione a “v” applicata dall’allevatore di Gravellona ai lobi dei suo animali. I 31 capi sono stati affidati al proprietario, che ne attende il dissequestro da parte della magistratura.

Non c’è traccia invece del cane pastore sparito dall’allevamento di Gravellona, che è dotato di microchip e che è facilmente identificabile. Per questo motivo, e non avendo un valore economico, non è da escludere che sia stato soppresso.

Le indagini sono ancora in corso per accertare il numero esatto dei capi sottratti (ne è stato denunciato il furto di 40, sono stati ritrovati 31) e per individuare eventuali complici.

Nel presentare gli esiti dell’indagine il dirigente della Mobile, Cristiano d’Attino, ha elogiato la celerità dei colleghi – in particolare dell’ispettore Franco Negri – e la stretta collaborazione con la polizia provinciale rappresentata dal vicecommissario Riccardo Maccagno.

(nella foto, al tavolo, da sinistra: Maccagno, D'Attino, il dirigente Giovanni Pappalardo e Negri)

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