1

polizia municipale
VERBANIA – 20.10.2015 – Si conoscerà il 3 novembre 

il destino di Remo Piumarta, comandante della polizia municipale di Omegna, che è a processo a Verbania con le accuse di abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e maltrattamenti e è difeso da Alberto Beer e Fausto Moscatelli. Oggi in tribunale l’intera mattina e parte del primo pomeriggio è trascorsa con il collegio giudicante (presidente Luigi Montefusco, giudici Rosa Maria Fornelli e Raffaella Zappatini) che ha ascoltato i testi di questo procedimento per il quale l’accusa, rappresentata dal pm Gianluca Periani, ha chiesto l’assoluzione. Del resto lo stesso magistrato già in due occasioni, al termine delle indagini, aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, non accolta dal gup che ne aveva disposto il rinvio a giudizio.

Il “caso” è una vicenda vecchia di sette anni che si sviluppa tutta all’interno degli uffici comunali omegnesi. Quando nel 2008 il comandante in carica Angelo Barbaglia ottiene il trasferimento, al suo posto, per sei mesi, viene chiamata come reggente Monica Bossi, comandante a Stresa. In quel periodo si verifica un sensibile calo delle contravvenzioni per il quale l’Amministrazione – sindaco Antonio Quaretta, oggi sentito come teste – chiede conto agli uffici. Sul finire del periodo di reggenza viene pubblicato il concorso per il nuovo comandante, dalla gara esce un vincitore che rinuncia. La giunta, pur potendo attingere alla graduatoria, sospende il concorso e nomina come comandante pro tempore (non dirigente, perché non ne ha i titoli tanto che al concorso non partecipa) proprio Piumarta, che ancora oggi è a capo dell’ufficio perché confermato dalla nuova Amministrazione Mellano. Per quei fatti una dipendente di allora del Comune lamenta un crescente disagio e segnala il caso, presentando una denuncia e raccontando che Piumarta sarebbe stato a capo di un disegno per boicottare Bossi e favorire la sua carriera. Lei, rifiutandosi, finisce mobbizzata e penalizzata, al punto da chiedere il trasferimento a altro ente per mobilità. Costituitasi parte civile con l’avvocato Giuseppe Russo, chiede un risarcimento danni motivato dalle valutazioni dei medici psichiatri di cui due hanno testimoniato in aula.

In tribunale sono stati sentiti anche altri dipendenti e ex agenti, alcuni dei quali erano stati indagati ma la loro posizione archiviata.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.