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VCO - 24-03-2020 -- Il Ministero dell’Interno

ha reso nota la nuova autocertificazione per gli spostamenti. Perché afferma che è un pastrocchio?
Proverò a spiegarlo in modo semplice. Lo scopo dell’autocertificazione, che è una dichiarazione sostitutiva di certificazione, secondo la legge (in particolare il Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445), è quello di permettere a qualunque cittadino di indicare stati, qualità personali e fatti sostituendosi all’amministrazione (ad esempio dichiaro di essere residente in un determinato luogo). Cioè è una dichiarazione che sostituisce un certificato che normalmente viene rilasciato dalla pubblica amministrazione (nell’esempio di prima, con la mia dichiarazione sostituisco un certificato di residenza). Le dichiarazioni sostitutive che può fare il cittadino sono indicate nell’art. 46 del DPR 445/2000.
Quella disposta dal Ministero dell’Interno cos’è?
La cosiddetta autocertificazione predisposta dal Ministero dell’Interno è una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e non una autocertificazione, perché riguarda uno stato della persona, una qualità personale o un fatto di cui è a conoscenza solo quella persona e lo prevede l’art. 47 del DPR 445/2000. Tanto è vero che è previsto che la firma venga apposta alla presenza dell’agente accertatore (mentre per l’autocertificazione non è prevista la presenza di nessun dipendente pubblico). Il cittadino infatti dichiara che si sta spostando per necessità, salute, lavoro o per rientrare nella propria residenza. Ma il problema vero non è tanto questo errore, seppur grave, sul nome da dare all’atto.
Qual è il problema vero?
Il vero pastrocchio e la vera contraddizione sono indicati nella premessa del documento predisposto dal Ministero dell’Interno.
Cioè?
Cioè quando all’inizio del documento il cittadino dichiara “di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio previste dall’art. 1 del DPCM  (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri)  11 marzo 2020, dall’art. 1 del DPCM 22 marzo 2020, dall’art. 1 dell’Ordinanza del Ministro della salute 20 marzo 2020 concernenti le limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale”. Ulteriormente, il cittadino dichiara “di essere a conoscenza delle sanzioni previste… in caso di inottemperanza alle predette misure di contenimento”. Questa dichiarazione è un pastrocchio e una contraddizione in termini ed è la distruzione delle fonti di conoscenza del diritto.
Sono parole forti. Per quale motivo vi è contraddizione?
Sì, sono parole forti, ma non ne trovo di migliori. La contraddizione provo a spiegarla. La fonte più importante che ci fa conoscere le leggi e gli altri atti è la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Solo se un legge, un decreto, un’ordinanza sono pubblicati in Gazzetta Ufficiale assumono l’importanza di essere rispettati da tutti. Ma non solo. Il principio giuridico importantissimo è che nessun cittadino può dire di non conoscere quella determinata legge se quella legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (la famosa frase “la legge non ammette ignoranza”). Cioè vi è una presunzione assoluta di conoscenza a carico del cittadino che è tenuto a conoscere la legge per il semplice fatto che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Infatti, la Gazzetta Ufficiale è la fonte di cognizione (cioè fonte di conoscenza) per eccellenza del nostro ordinamento giuridico (DPR 1092/1985). Ed ecco la contraddizione in termini: il DPCM 11 marzo 2020 è stato pubblicato in G.U. n. 64; il DPCM 22 marzo è stato pubblicato in G.U. n. 76; l’Ordinanza del Ministro della salute 20 marzo è stata pubblicata in G.U. n. 75; il DPCM 8 marzo è stato pubblicato in G.U. n. 59; il Decreto-Legge 6/2020 è stato pubblicato in G.U. n. 45. Ora, le sembra normale che si chieda al cittadino di dichiarare con una firma di conoscere atti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale quando vi è una presunzione assoluta di conoscenza di quegli atti proprio perché pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale?
Provocatoriamente, inverto l’ordine della questione: e se il cittadino dichiarasse di non conoscere quegli atti? Sarebbe assurdo, no? E’ come se entrasse in vigore un nuovo reato perché pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (e quindi tutti siamo tenuti a conoscerlo) e si chiedesse al cittadino di dichiarare se conosce l’esistenza di quel nuovo reato. Assurdamente, il cittadino potrebbe affermare che ha commesso quel nuovo reato, ma non sapeva che fosse un reato perché non sapeva che fosse stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale!
In parole povere, la contraddizione è così evidente, che quell’autocertificazione è una frittata: si chiede al cittadino di dichiarare con una firma di conoscere atti già pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e per i quali, per legge, vi è già una presunzione assoluta che il cittadino li conosca già proprio perché pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale!
In questo momento di assoluta confusione, ci mancava pure un’autocertificazione (che non è tale) senza capo né coda.

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