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travaglini marco
OMEGNA – 31.03.2016 – Proseguono gli interventi

nell’acceso dibattito sul futuro della sanità a Omegna, con il mantenimento nel Coq – Centro ortopedico di quadrante, delle specialità non ortopediche a suo tempi concesse dalla Regione e ora a rischio di cancellazione. A prendere la parola è Marco Travaglini, omegnese, consigliere regionale Pd tra il 2005 e il 2010 nella giunta di Mercedes Bresso

L’Asl e l’assessorato alla Sanità della Regione si sono affrettati, in questi giorni, a dichiarare che l’Ospedale di Omegna non corre nessun rischio di chiusura. Voglio prendere per buona quest’intenzione, sottolineando comunque che è condizione necessaria ma non sufficiente per fugare dubbi e preoccupazioni nella comunità locale. Sono più che mai convinto che ad Omegna occorra finalmente stabilizzare il Centro Ortopedico di Quadrante, dopo ben 14 anni di sperimentazione e quasi tre dall’annuncio della volontà di concludere positivamente questo lungo “tirocinio”, riconoscendo il valore di quest’esperienza, il contributo importante che offre in campo sanitario e la positività delle prestazioni  che – grazie alla sua qualificata attività – hanno contribuito ad invertire  il fenomeno della mobilità passiva verso le strutture ospedaliere del novarese. In questo senso è logico non solo mantenere l’attuale presidio ma togliere di mezzo, una volta per tutte, quell’aurea di provvisorietà e di indeterminatezza che ne ha contrassegnato l’esperienza fino ad ora. In quest’ottica condivido e sostengo le iniziative che saranno promosse per ottenere tre obiettivi importanti: la stabilizzazione definitiva del COQ, il mantenimento dei posti letto di medicina e del day surgery, l’affidamento al COQ di tutta la struttura sanitaria oggi operante al Madonna del Popolo, accompagnata dal mantenimento di tutti i servizi cusiani esterni al plesso ospedaliero . Gli omegnesi e i cusiani, nel tempo, hanno dimostrato – anche negli anni ruggenti degli scontri sui destini della sanità tra ossola e verbano – una maturità ed un equilibrio notevoli, accompagnati da un sano pragmatismo e da un realismo che però non può essere scambiato da nessuno per arrendevolezza o apatia. Essere seri non significa essere ciechi o sciocchi e nessuno può essere più realista del re al punto da assistere in silenzio e a mani conserte all’ulteriore, forse definitivo, depauperamento dei servizi sanitari in una realtà come quella cusiana. Oggi, mettere in condizione il socio privato di fare gli investimenti necessari al rafforzamento di questa struttura che offre non solo buona sanità ma anche lavoro e una ricaduta economica importante per l’intera comunità, diventa impellente e non più rinviabile. Per questo occorre certezza e chiarezza negli obiettivi, consapevoli che il COQ è una risorsa irrinunciabile per una realtà che, nel tempo, ha già subito un forte ridimensionamento con la chiusura di reparti. Tra l’altro, vale la pena di ricordare che 14 anni fa, nel 2002, attraverso una consultazione popolare, i cittadini di Omegna si espressero a favore di questa struttura e – com’è stato sottolineato recentemente – per la soluzione  - in caso di ospedale unico per il VCO – ( scelta sulla quale oggi si sta lavorando) più baricentrica possibile, nella piana tra Gravellona e Ornavasso. Voltare la testa da un’altra parte non è possibile e l’impegno su questi temi dovrà vedere la più ampia e unitaria mobilitazione delle istituzioni e dei cittadini.

Marco Travaglini, già consigliere regionale dei Ds-Pd

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