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innesto andrea
GRAVELLONA T. – 14.03.2016 – (f.f.) Si intitola “Diary of a kid”

e è l’ultimo album di Andrea Innesto, che venerdì ha presentato questa “fatica discografica” all’Astragalo di Gravellona, impegnato in una serata live con le “Deviazioni spappolate”, nota tribute band di Vasco Rossi. Andrea nasce a Bologna nel 1964.  Sassofonista virtuoso, dal 1985 inizia a suonare in pianta stabile nella formazione di Vasco Rossi e nella “Steve Rogers Band”. Negli anni ha collaborato anche con Patty Pravo, Loredana Bertè e Gaetano Curreri degli Stadio.

Ciao Andrea, la prima cosa che vogliamo sapere è perché ti chiamano “Cucchia”?

È un soprannome che mi hanno dato Vasco Rossi e Massimo Riva in una serata in cui mi divertii a imitare un vecchio amico. Mi spiace ma non posso dirti di più.

Con quale spirito e sentimento hai scritto quest’album?

Soprattutto la curiosità e la ricerca, che per me sono alla base della vita.In questo album c’è molto del mio vissuto e delle mie esperienze passate.

E noi, con quale spirito e sentimento dovremmo ascoltarlo?

Sicuramente è un ascolto che porta all’introspezione, ma in maniera solare e leggera. Credo sia adatto ad ogni momento della giornata, non come quelle medicine che devi prendere solo dopo i pasti.

Da quanti anni suoni il sax e come è cambiata la musica in questi anni?

Suono da 35 anni nel corso dei quali ho visto molti cambiamenti della musica.  Oggi è cambiato soprattutto il modo di usufruirne, siamo nell’era digitale ormai. Credo però che l’importante sia sempre avere rispetto della musica e di chi la fa, al di là dei propri gusti musicali. Chi fa musica merita lo stesso rispetto che ha un artigiano.

Perché hai iniziato a suonare e chi ti ha ispirato di più?

Ho iniziato grazie a mio padre che mi ha trasmesso la passione per la musica, anche se devo ammettere che gente come Charlie Parker o Thelonious Monk non sono stati da meno.

Che effetto ti ha fatto vedere Ennio Morricone trionfare alla notte degli Oscar?

Mi ha fatto molto piacere ma non mi ha stupito, lui appartiene alla “vecchia scuola”. Tutti quelli del passato sono più bravi, questo perché hanno iniziato a suonare senza la tecnologia che abbiamo oggi, quindi era tutto più vero e più naturale. La tecnologia è utile ma se usata in modo sbagliato può alterare le emozioni, ovattarle, di conseguenza perdiamo un po’ di contatto con il reale.

Tu sei di Bologna, lì hai avuto contatti con tutto il movimento musicale degli ultimi 30 anni. Che persona era Freak Antoni degli “Skiantos”?

Ho un bellissimo ricordo di lui, tutta la Bologna musicale ce l’ha. Una forte personalità, quasi un guru per chi gli stava intorno. Musicalmente un genio assoluto, molto avanti rispetto ai tempi in cui ha vissuto.

Quando ti rivedremo da queste parti?

Ci rivedremo tra pochi giorni.Sempre qui all’“Asrtragalo” nel mese di aprile, con data da decidere, presenterò in maniera ufficiale il mio album “Diary of a kid”.

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