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OMEGNA – 09.03.2016 – Un processo,

una prima denuncia e ora un’altra: tutto per colpa di due piante e della legna ricavata. In tribunale a Verbania si sta celebrando il processo per minacce aggravate che vede imputato Mirco Cimaglia (difeso dall’avvocato Christian Ferretti), omegnese di 45 anni che nell’aprile di due anni fa fu protagonista di una discussione con i fratelli Gian Antonio e Osvaldo Spadazzi per la legna raccolta nel bosco che secondo l’imputato era stata presa sul terreno comunale e secondo i “rivali”, costituiti parte civile con l’avvocato Gaetano Metafune, era loro.

Dalle informazioni raccolte nelle indagini e dalle testimonianze rese in aula è stato accertato che nel bosco che da via Cassinone porta a San Fermo il sabato Cimaglia e la moglie – che abita lì da quarant’anni e che ha avuto in passato litigi con gli Spadazzi – tagliarono due piante per ricavarne la legna da ardere nel camino e che la domenica sramarono le bore e le trasportarono in uno spiazzo. Quest’ultima operazione l’imputato la effettuò sotto gli occhi del figlio di sei anni. Quanto accaduto dopo è oggetto di una vera e propria diatriba. Secondo gli Spadazzi, autori della denuncia, ci fu una violenta lite durante la quale Cimaglia estrasse un falcetto minacciandoli sotto gli occhi del figlio piangente e mentre Gloria, figlia di uno dei due, osservava dalla finestra di casa. Secondo Cimaglia – che nei giorni scorsi ha querelato Gloria Spadazzi per aver detto il falso in tribunale e che ha sporto anche una denuncia per calunnia – ci fu sì la reazione dei vicini di casa, ma senza discussioni, né minacce, perché lui evitò il confronto. Questa circostanza è stata confermata oggi in aula dalla moglie. E sempre oggi è comparsa come “prova” la registrazione video, ripresa col telefonino da Gloria Spadazzi, che ritrarrebbe l’evento. Trasmessa in aula di fronte al giudice Raffaella Zappatini, mostra figure in lontananza – l’audio è quello domestico, non si odono rumori o frasi pronunciate sul sentiero – che discutono e non si notano distintamente movimenti o comportamenti specifici. L’avvocato Metafune ha chiesto una perizia per ingrandire le immagini. Il giudice, aggiornando l’udienza al 20 aprile, s’è riservata l’accettazione. 

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